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L’AnteFatto

Indro Montanelli nella Storia dei Greci scriveva “Epicarmo, Cratino, Eupoli, che ne furono i pionieri, si servirono del teatro come oggi ci si serve del giornalismo: per attaccare, moderare e parodiare partiti, uomini e idee.” Era il 1959 e probabilmente allora il giornalismo serviva proprio a moderare partiti, uomini e idee, ma oggi, scusatemi proprio, non credo che questa frase possa più valere, per quanto mi piacerebbe. Anzi, se non bastasse il fatto che è venuta meno la principale utilità del giornalismo, quella di denunciare informando l’opinione pubblica, esso si è venduto, e al soldo di chi ne detiene le quote di maggioranza in consiglio di amministrazione, viene usato come strumento di propaganda e pubblicità personale. Una sorta di Quarto Potere al caciocavallo, broccoletti e patate.

antefatto

Fortuna che a furia di cercare, magari con un po’ di fatica, della buona informazione, e in sostanza perciò del buon giornalismo, la si può ancora trovare in rete. Solo che è scomodo per molti cercare informazioni in rete, soprattutto per l’italiano a cui tanto piace scorrere la notizia al bar, tra un cornetto e un cappuccino, soffermandosi di più sul titolo e sull’occhiello, e dovendola magari cercare nel mare della blogosfera, senza neppure conoscere i miracoli dell’RSS (che ben volentieri gliela servirebbe ogni mattina in un vassoio d’argento alla semplice pressione di un pulsante).

Però anche per loro, anche per i Free Press Addicted che leggono spazzatura gratuita piuttosto che spazzatura a pagamento, qualche cosa sta per cambiare: da una bella operazione sia economica che culturale, sta per nascere Il Fatto Quotidiano, un nuovo quotidiano che promette bene, ma soprattutto promette di non ricevere alcun finanziamento dai partiti di qualsivoglia orientazione, e perciò di vivere solamente se in grado di auto mantenersi con le vendite e la pubblicità, così come dovrebbe essere in un sistema di concorrenza leale, senza essere la voce di alcun consiglio di amministrazione. Che poi neppure esiste, dato che le quote di costituzione sono tutte appartenenti ai singoli giornalisti o ad investitori, ma nessuno con maggioranza assoluta.

Quella di un giornale libero da inciuci politici fu l’idea che provò a mettere in pratica Montanelli stesso con La Voce, quando venne cacciato dal Il Giornale che aveva fondato anni prima: La Voce non durò molto, pochi mesi, nonostante una firma tra le migliore, forse la più autorevole che abbia mai avuto la nostra Italia. Questi ragazzi, perlopiù giovani affiancati da un certo numero degli stessi che dal vecchio Il Giornale si trasferirono a La Voce, stanno cercando di fare l’impossibile, riuscire dove Indro stesso dovette rinunciare e tutto per 1,20€ al giorno. Buona lettura.

Voglio però concludere con l’ultimo editoriale di Montanelli su La Voce, sperando che possa essere di buon auspicio, sperando che, almeno questa volta, la storia non si voglia ripetere…

 

 

Uno Straniero in Italia

Da domani i lettori resteranno senza “Voce”. La sua ricomparsa è rinviata, come si suol dire, sine die.
Ci sono state molte voci, in questi ultimi giorni intorno alla “Voce”. Si è parlato persino di un
golpe. Io ho voluto restarvi del tutto estraneo, anzi mi sono allontanato, per lasciare la redazione libera di decidere il suo destino. La redazione ha preferito lo harakiri allo stravolgimento del proprio giornale. Io lo sapevo e sottoscrivo. Ma in sede di rendiconto, dobbiamo riconoscere che questo trauma è stato non la causa, ma l’effetto di una crisi che risale più a monte. Di questa crisi potrei fornire varie spiegazioni, per così dire, congiunturali: il pauroso calo della pubblicità per la devastante concorrenza della TV, l’impennata dei costi ( il prezzo della carta è raddoppiato in pochi mesi), il distorcimento del mercato operato dai grandi quotidiani con una sfrenata corsa a supplementi, inserti, gadgets di ogni genere, buono e cattivo, cui non potevamo far fronte.
Tutto vero. Ma tutto secondario rispetto al difetto d’origine. Noi volevamo fare, da uomini di
Destra, il quotidiano di una Destra veramente liberale, ancorata ai suoi storici valori: lo spirito di servizio (quello vero, taciuto e predicato), il senso dello Stato, il rigoroso codice di comportamento che furono appannaggio dei suoi rari campioni da Giolitti ad Einaudi a De Gasperi. Insomma, l’organo di una Destra che oggi si sente oltraggiata dall’abuso che ne fanno gli attuali contraffattori. Questa Destra fedele a se stessa in Italia c’è. Ma è un’elite troppo esigua per nutrire

un quotidiano. Ecco il vizio d’origine che ha fatto della “Voce”-come ha scritto Michele Serra- un
giornale sbagliato, anzi un giornale “straniero”.
I miei ragazzi, che per difenderlo avevano rinunziato a metà dello stipendio ed al fondo
liquidazioni, ora vogliono costituirsi in cooperativa per rilanciarlo e se riusciranno a formare
un’Associazione degli amici della “Voce” io ne sarò il presidente. Altro non posso dargli. Sono
stanco di grufolare nel pantano cui è ridotta la vita pubblica italiana, dove non si può muovere un passo senza imbrattarsi di fango. Eppoi la mia parte credo di averla fatta. Per tenere e difendere le mie posizioni, ho dovuto, in questi ultimi anni, fondare due giornali “contro”: contro la Sinistra, quando era la Sinistra a minacciarle: ed ora contro l’attuale parodia di Destra che le sta- cosa ancora più pericolosa- discreditando. Due battaglie, due sconfitte, di cui vado ugualmente fiero, ma che mia hanno lasciato addosso- nel morale, ed anche nel fisico- troppe cicatrici. Chiedo ai lettori di riconoscermi il diritto al congedo.
Mi mancheranno, i lettori, quei lettori. Mi mancheranno terribilmente. Spero di mancare anch’io
un poco a loro. Ma spero ancora di più che “La Voce” dei miei ragazzi non faccia rimpiangere la
mia.

Indro Montanelli